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Il momento più intenso di questa avventura alla Malossi Racing Academy? Quando al termine della giornata di Varano de’ Melegari Giovanni Barsotti ha dedicato il suo secondo posto in finale 2 a Saverio Fioretti.” Non ci pensa un solo secondo Gianluca Fraguglia. E il motivo della sua risposta sta tutto in quel “perché quella è l’emozione, l’immagine che meglio spiega cosa sta accadendo in questa nostra esperienza. Quanto tutto questo ci stia cambiando, facendo crescere.

Narrando, senza retorica, di un percorso che non è composto solo asfalto e gas. “Dopo l’incidente che li aveva visti protagonisti in gara 1 e l’uscita di scena di Saverio, Giovanni era molto dispiaciuto e scoraggiato. Incerto se tornare in pista. E invece, facendo tesoro di tutti i consigli e insegnamenti dei coach, non solo si è rimesso subito in sella, ma gli è riuscito pure un gran risultato.”

Non sceglie un episodio che lo riguarda direttamente (avete capito quanto conta, qui, il gruppo? NdR) anche se un’esperienza simile, Gianluca, l’ha vissuta nella prima finale quando “a causa di una scivolata perdevo posizioni poi recuperate proprio con quella grinta che non solo ho scoperto di avere – e dovrò utilizzare anche nel quotidiano – ma sto pure comprendendo come gestire.” Per un terzo posto di giornata e in classifica generale conquistato con il ginocchio a grattare sull’asfalto e il coltello fra i denti.

E se gran parte del lavoro lo fa il pilota sul circuito, non ci sono solo il polso e la posizione in sella, perché una caduta può metterti al tappeto, anche psicologicamente. Mentre qui sto imparando a rispondere, a ripartire. I nostri coach stanno lavorando molto su questo, aiutandoci a non perdere lucidità, a non dare mai nulla per perso.”

Un lavoro impegnativo quello che stanno affrontando tutti insieme “ma che sta dando grandi risultati: è sorprendente vedere tanti miglioramenti in così poco tempo.”  E dire che le due ruote per il ventunenne pilota della provincia genovese, non sono certo una novità assoluta. Con il suo motard, tra curve su strada e in pista, ne ha fatti di chilometri. “Ma qui è un’altra cosa.”

Qui nel paddock dei Trofei Malossi è una realtà altra. “Grazie alla professionalità dei coach che ci seguono in ogni momento del percorso e curano ogni aspetto, all’organizzazione sempre inappuntabile e un’atmosfera difficile da raccontare a chi non la vive.”  Che va oltre i sorpassi e le staccate, i rettilinei percorsi a manetta e giù in carena per guadagnare millesimi di secondo e centimetri.

“Nel box, quando siamo tutti in sella pronti per entrare in pista e ci diamo la forza l’uno con l’altro, si libera un’energia incredibile. È un momento di grande carica, per me il più bello di tutto il fine settimana all’Academy.” Che fa a gara, però, con gli attimi sotto la bandiera a scacchi “quando trascorsi quei 5-10 secondi dopo il traguardo, quelli necessari a realizzare, liberi tutta l’adrenalina che hai urlando nel casco.” Di gioia o rabbia, dipende.

Forse cantando un pezzo di Izi o Tedua, due artisti genovesi della scena musicale contemporanea, uno quelli che gli entrano in testa al mattino e ci rimangono fino a sera. Oppure dando libero corso a tutte quelle sensazioni che lo riportano al box, al gruppo e tutta quella energia che sotto la tuta si trasforma in grinta.

Di Emanuela Macrì

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