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Non tanto l’arrivo e il varco del cancello dell’Autodromo di Modena. Ma quel rito consumatosi nella sala al primo piano, quella dove sei stato accolto dall’organizzazione e dallo staff dei Trofei Malossi. È lì che si consuma il passaggio, il momento in cui lasci la tua pelle per vestire quella della tuta e diventare, davvero e finalmente, un pilota della Malossi Racing Academy.

Dopo aver calzato gli stivali che ti porteranno sull’asfalto insieme alla moto e il casco scoprendo che no, non è solo un accessorio e nemmeno un vezzo. Perché a spiegarti ogni suo segreto, lì in quella sala e mentre tu stai cominciando a dare forma a quella tua nuovissima tuta Malossi, c’è proprio Fabian Osamu Narizuka, Country Manager di Shoei Italia, uno dei partner tecnici dell’Academy, ed è lì per raccontarti ogni come e perché del casco che hai ricevuto in dotazione. Dall’allaccio corretto alla posizione, dalle operazioni di indosso alle cure per un’ottimale conservazione. E siamo solo alla sera del venerdì, non hai visto ancora nulla se non quel mondo fuori da lì allontanarsi alla velocità di una Vespa i-GET Malossi.

La stessa che ti attende nel box al piano di sotto, quello che dà direttamente sulla pit lane e che da domani e per due giorni sarà la tua casa, il punto di partenza di tutte le avventure che ti terranno molto impegnato durante tutto il corso del weekend ritmato da impegni in sella e momenti di  formazione. Sessioni, queste ultime, di istruzione sì ma, anche e soprattutto occasioni di confronto con coach e compagni, di scambio come spiega sorridendo Cristian Salmistraro, ideatore e figura a metà tra i coach e i partecipanti, spirito guida per i ragazzi, nonché sorta di Virgilio nell’Inferno del mondo ultraterreno del racing: “come in una riunione di… scooteristi anonimi”

Il concetto, la base di tutto il progetto Malossi Racing Academy sta, comunque, proprio lì. Nell’idea che non si tratti solo di un pacchetto da acquistare ma una vera storia da vivere, di quelle capaci ci cambiare la tua di storia e non solo quella fatta di staccate, miscela e olio motore ma si trasformi “nella realtà che accompagna il cammino, la crescita di un gruppo di ragazzi, che lavora con loro per raggiungere una meta e fino a lì, operando insieme ma seguendo le esigenze di ogni singolo, perché tutti possano arrivare allo stesso obiettivo.” Passando in mezzo ai birilli posizionati sull’asfalto del paddock o per il gas a manetta da dare nelle prove di accelerazione in partenza. Come a Modena dove tra chiamate per l’apertura della pista e briefing per fare il punto della situazione, si è dato spazio alla comprensione in merito alla gestione il peso corporeo una volta in sella e ad usarlo come forza trainante con la corretta posizione da tenere sulla moto.

Magari prendendo spunto da un campione, ospite speciale, wild card ma sfidante senza sconti, come Luca Salvadori. Che tra le curve del tracciato e le insidie del rettilineo ti ha dato qualche metro di filo da torcere, giusto per abituarti a lottare e farti capire che le posizioni in qualifica prima e in gara te le devi sudare a ogni millimetro. Anche se poi finisce che in gara qualche centimetro di quel filo glielo restituisci.

E se ancora, dopo qualche giorno non ci credi, puoi sempre tornare a rivederti lo streaming. Quello non mente ed è sempre lì sulla pagina Facebook dei Trofei. Per una formazione, quindi, a flusso e gas continuo. Riempiendo il serbatoio di miscela, nozioni e consigli. Quelli dei due coach Luigi Pannone e Max Verderosa che, e non è un particolare da poco, prima della loro investitura quella tuta l’hanno indossata e consumata volando su quei motori equipaggiati Malossi, e contribuito a scrivere la storia dei Trofei. Con vittorie e avvenimenti che non mancheranno di raccontare durante la stagione (prendete appunti, mi raccomando – NdR).

SuperPann Pannone oggi figura di riferimento al box – sì quello dove trovi tutte le lucidissime e allineatissime Vespe in livrea Malossi – con il compito di preparare i ragazzi nel loro rapporto con il mezzo che guideranno e il team che organizzerà il lavoro. SuperPann e la sua “ grande sorpresa! Ma anche la conferma di aver fatto centro sia nella scelta dei ragazzi che del team tutto. Credo che questo Trofeo, tutta questa avventura, ci farà divertire e io non vedo l’ora che arrivi la prossima gara perché sono curioso di vedere quali saranno i loro progressi, come si approcceranno alla pista. Se saranno capaci – e so che lo saranno – di farmi emozionare come qui a Modena“.

Curiosità, la stessa, anche per Verderosa che a si è divertito “e sorpreso nel vedere ragazzi alle prima armi ma così a loro agio. Non hanno ceduto alla tensione – io al loro posto credo non ci sarei riuscito! – permettendo, così, all’ambizione di lavorare. Questo si è evidenziato proprio nella crescita tra gara1 e gara2, nella consapevolezza di dove possono arrivare. Anche grazie al clima che si respira, dalla timidezza sulle prime che ha lasciato poi il posto alla soddisfazione di esserci.” Un clima che Max sapeva di trovare “quello da Trofei Malossi che mi aspettavo perché so come lavora questa organizzazione e un’Academy che porta questo nome non può che avere questa impronta .” Da coach e osservatore, da guida tecnica e dispensatore (e di livello!) di consigli su come si affronta la pista in sella e su come si gestisce postura gas e motore in preparazione e gara, per il prossimo appuntamento spera “che i ragazzi mettano in pratica i consigli e seguano gli esercizi proposti, così da poterne vederne i risultati già dalla prossima gara.”

Tutti, dunque, in attesa del prossimo passo di questo cammino che troverà casa a Magione, all’Autodromo dell’Umbria nel fine settimana dell’8 e 9 maggio. Tutti, soprattutto i partecipanti. Perché dopo aver varcato il cancello dell’Autodromo di Modena, indossato quella tuta e quel casco e aver dato il gas, non sei più lo stesso di prima. Perché ora sei un pilota della Malossi Racing Academy mentre prima non lo eri. E la differenza si vede.

di Emanuela Macrì

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