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Quando ti aspetti un ambiente ostile, abitato da rivalità e avversari agguerriti. E invece, da subito, ti rendi conto di aver trovato il luogo e le condizioni migliori per vivere un’esperienza unica come quella della Malossi Racing Academy. “Iniziata – racconta Mattia Bertaglia – con il piede sbagliato, con quella pioggia battente sull’Autodromo di Modena che alla fine, però si rivelerà il miglior primo passo che potessi compiere.” In virtù del primo podio conquistato con un secondo posto di giornata sì, ma non solo.

L’acqua, infatti, si svela essere “l’elemento perfetto per il mio battesimo sull’asfalto: prima di allora con le due ruote avevo conosciuto solo polvere e sterrato. A Modena, invece, scopro di avere un buon feeling con la pioggia. Lo stesso che da subito trovo anche nel box, con i compagni d’avventura e con i coach.” Così “insieme alla prima coppa porto a casa con me anche un pieno di risposte.”

La prima ha la forma di una smentita perché “l’idea di portare in pista una Vespa non mi convinceva per nulla. Tutti puntano sullo zip, un mezzo più veloce e, anche secondo gli amici, l’unico davvero prestante.” Ma alla Malossi Racing Academy si impara, anche, “a ricredersi! Tanto che oggi posso dire che se dovessi scegliere un mezzo per questa avventura, tra i due, la mia preferenza cadrebbe proprio sulla Vespa e sul principio con medesime preparazioni e prestazioni per fare in modo che sia il pilota a fare la differenza. A dare tutto per emergere, venir fuori.”

La seconda, invece, ha la struttura di una conferma “quella di aver preso la miglior decisione possibile partecipando alle selezioni per l’Academy: il nome Malossi è una stella fissa nell’Olimpo dei motori, un mito per noi giovani. Poter gareggiare sotto le sue insegne, aver avuto la possibilità di entrare a far parte di una realtà tanto ambita e di vivere un’occasione simile quando pensavo di non avere speranze beh… è qualcosa che ancora adesso fatico a credere.”

Adesso che digare e weekend in Academy ne ha vissuti già quattro mentre si attende il gran finale tra le curve dell’Autodromo di Vallelunga. Adesso che all’ultimo appuntamento, anzi, l’appuntamento della stagione, Mattia si presenta con un secondo posto in classifica “che mai mi sarei aspettato. Nonostante la prospettiva di fare del mio meglio e impegnarmi tanto da subito, di arrivare con uno carico tanto pesante (di coppe e punti NdR) a un passo dalla finale lo potevo solo sognare.

A segnare il passo stagionale per il pilota ventitreenne di Nogarole Rocca, in ogni senso, il fine settimana a Varano de’ Melegari. Tanto “per quel passaggio sotto la bandiera a scacchi della seconda finale in cui mi rendevo conto di aver conquistato il primo gradino del podio di giornata, il mio primo gradino più alto” quanto per “aver compreso davvero quanto il fattore R(ischio) sia da considerare e mai sottovalutare.”

Dopo le cadute che costringeranno due compagni a non prendere il via alle gare, per Mattia è il momento in cui “in un attimo comprendo il valore delle tante istruzioni e dei consigli dei coach. L’attenzione da loro richiesta per la sicurezza nostra e di tutti, la prontezza e i riflessi che non devono mai mancare. Lì ho imparato a dare più importanza allo svolgimento degli esercizi proposti rispetto al raggiungimento del tempo in qualifica.”

A dare il giusto peso per trovare il giusto passo. Mattia che ai motori dedica ogni minuto libero dagli impegni lavorativi, dividendosi tra paddock e garage, tra l’assistenza tecnica delle auto impegnate nelle gare di rally e riportando a nuova vita auto storiche e d’epoca. Ora in sella a una due ruote, la Vespa, che ha segnato più di un’epoca. Anche la sua.

Di Emanuela Macrì

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