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Indossare la tuta Malossi, vedersi quei colori addosso significa vivere un sogno” per Thomas Ruberto che quella tuta la tiene appesa lì, nel garage di casa “e ogni volta che entro ne sento il profumo. Un misto di miscela, asfalto, olio motore ed emozione. Una combinazione unica, indescrivibile ma capace di riportarmi in un secondo, con la testa e il cuore, in pista.” Da Borgo Val di Taro alla Malossi Racing Academy, in un respiro.

Lo stesso che gli rimane sospeso in gola ogni volta che entra nel box “e – ancora non ci credo – mi trovo a lavorare con uno staff di professionisti di altissimo livello. Dai coach ai meccanici che ci forniscono mezzi sempre impeccabili, Vespe sempre perfette.” Impensabile per lui, futuro autoriparatore e oggi studente che si diletta con qualche lavoretto rovistando nei motori, abituato a caricare la minimoto da portare in pista “insieme a qualche fascetta, al massimo un po’ di scotch e si corre così, via andare!

L’Academy, invece, è tutto un altro mondo a cui arriva grazie a una storia social ma che è una storia, vera. “Quella di un nome, Malossi, che dai componenti che mi passano tra le mani – con gli amici montare e smontare quei pezzi è pane quotidiano – diventa un’occasione imperdibile.” Una svolta nella sua, di storia, che si presenta sulla via che porta all’Autodromo di Modena dove tutto avrà inizio.

Dove arrivo con il sorriso stampato in faccia per l’entusiasmo, ma anche con qualche timore: uno scooter, io, non l’avevo mai guidato, nemmeno sulla strada. E così il primo trauma da superare è quello di passare dalla pratica zero ai giri di pista.” Missione, subito, compiuta. “Tanto che ora ho comprato una moto. Proprio io che solo un anno fa non ne volevo sapere di fare la patente. E guarda ora!”

Guarda quante cose riesce a cambiare, mettere in moto – letteralmente – un’esperienza come la Malossi Racing Academy. “Qui sto crescendo moltissimo, come pilota e come persona. Lasciando andare le indecisioni per far posto alla concentrazione, alla voglia di superare ogni limite. Grazie alla presenza di quello staff tanto qualificato di cui sopra, che insieme a un mezzo perfetto riesce a fornirti anche un supporto continuo e darti delle possibilità.”

Un esempio? “A Varano de’ Melegari quando durante il primo turno di qualifica mi trovo a circa 4 secondi da un tempo accettabile. Ne parlo con i coach e cerchiamo di trovare una quadra. Al mio rientro al box, insieme ai tempi migliorati vedo la loro espressione soddisfatta. Le loro indicazioni e i suggerimenti, ancora una volta, si sono rivelate essere la soluzione. Per me, tutto questo è gratificazione ma anche stimolo, spinta a continuare per progredire.” Ancora una volta una prova superata.

Un miglioramento in pista, dove ora riesco ad accelerare e frenare in modo deciso e prima impensabile, ma anche emotivo. Prima della gara qualche sorriso è riuscito a a farsi largo tra le tensioni che mi bloccavano. E questo lo devo anche all’ambiente, a quell’atmosfera rilassata e familiare di un paddock capace di trasmetterti la giusta serenità per abbassare la visiera con la convinzione di essere nel posto giusto al momento giusto.”

Prima della gara però, può capitare di non riuscire a trattenere una lacrima. “Come è successo a Varano, la pista di casa e dove ho trascorso tante giornate con il naso all’insù. A respirare quell’aria satura di gas.” Quel misto di miscela, asfalto, olio motore ed emozione che ora è il profumo di una storia, la sua.

Di Emanuela Macrì

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